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Sala della Regina e Sala delle Donne

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Sala della Regina e Sala delle Donne

SALA DELLA REGINA E SALA DELLE DONNE

Proseguendo nel corridoio dei busti verso l’ala liberty di Palazzo Montecitorio si accede alla Sala delle donne, dedicata alle prime donne entrate a far parte delle Istituzioni della Repubblica italiana, per ricordare anche attraverso le immagini il contributo che hanno dato all’avanzamento politico e sociale del paese. Da qui si accede alla Sala della Regina, che è la sala di rappresentanza più grande dell’ala novecentesca del Palazzo, posta in corrispondenza del Transatlantico e attigua alle tribune dell’Aula che affacciano sul banco della Presidenza. La sala ha oggi una funzione di rappresentanza ed ospita convegni ed eventi culturali promossi dalla Camera o riunioni degli organi parlamentari.

Approfondimenti

Questa grande sala di rappresentanza (26 mt di lunghezza per 11 mt di larghezza con soffitti alti 7,5 mt) sintetizza in un unico ambiente i motivi ornamentali caratteristici dell'architettura d'interni di Ernesto Basile: i riquadri del lambris in marmo rosso e botticino che ne percorrono l'intero perimetro, i disegni geometrici del pavimento a losanghe in giallo Siena e del soffitto in rovere di Slavonia, le linee floreali dei tre lampadari in ferro battuto. La sala è ulteriormente impreziosita da otto splendidi arazzi di scuola fiorentina della metà del XVII secolo. Sulla parete di entrata e su quella immediatamente di fronte si trova un ciclo di arazzi sulla vita di Mosè: Mosè riceve le tavole da Dio, Mosè spezza le tavole della legge e Mosè spiega le tavole della legge al popolo, tutti realizzati in lana e filaticcio su disegni di Agostino Melissi. Un altro arazzo, Mosè mostra le tavole al popolo, è collocato accanto al primo arazzo citato ed è stato realizzato in lana e seta da Bernardino Van Asselt sempre su disegno di Agostino Melissi. Sulla parete più grande si trovano due arazzi sulla storia di Tobia: Tobia si congeda dal suocero di Bernardino Van Asselt e L'arcangelo Raffaele abbandona la casa di Tobia della bottega di San Marco di Pietro Févère. Entrambi gli arazzi sono stati tessuti in lana e seta a basso liccio. La parete con le finestre ospita, infine, il ciclo di arazzi sulla vita di Alessandro il Grande: Alessandro riceve la moglie e la figlia di Dario e Alessandro visita Diogene, entrambi su disegno di Agostino Melissi. Il nome della Sala deriva da una consuetudine risalente al periodo monarchico, secondo la quale in occasione del discorso della Corona, quando cioè il Re inaugurava con un proprio discorso le sessioni che scandivano l’attività delle Camere, la Regina attendeva qui l'inizio della cerimonia alla quale assisteva poi dalla adiacente tribuna reale. Secondo il cerimoniale del c.d. discorso della Corona, infatti, il sovrano sedeva su un trono innalzato provvisoriamente sopra il banco della Presidenza, alla sua destra sedeva il principe ereditario se maggiorenne mentre la Regina e i figli minori di età assistevano alla cerimonia dalla tribuna reale, a loro riservata. In fondo alla Sala è stato collocato il modello ligneo tridimensionale della Nuova Aula di Montecitorio, realizzato in acero, rovere, pero e pioppo, che evidenzia uno studio accurato e già molto avanzato delle scelte architettoniche di Basile. Si tratta di una copia del prezioso modello disegnato da Basile per l’Esposizione Internazionale del Sempione di Milano, costruito dalla fabbrica Ducrot nel 1906 che andò distrutto nell’incendio che divampò in alcuni padiglioni dell'Esposizione.

La Sala delle Donne inaugurata nel 2016, nel corso della XVII legislatura, ospita i ritratti delle 21 deputate elette all’Assemblea costituente, delle prime 11 sindache elette tra la primavera e l’autunno del 1946, della prima donna che ha assunto la carica di Ministro, Tina Anselmi, della prima Presidente della Camera, Nilde Iotti, della prima Presidente di Giunta regionale, Anna Nenna D’Antonio, e a partire dalla XVIII legislatura il ritratto della prima Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati e della prima Presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia. Su un’altra parete sono collocati due specchi per ricordare le due cariche istituzionali che non sono ancora state ricoperte dalle donne: Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio dei ministri. Nella sala si trovano poi i busti in terracotta di Annamaria Mozzoni, instancabile paladina dei diritti delle donne e pioniera della battaglia per il riconoscimento del suffragio femminile per il quale aveva presentato due mozioni in Parlamento nel 1877 e poi nel 1906, e di Salvatore Morelli, patriota mazziniano e deputato nelle legislature X e XIII del Regno d’Italia, nonchè presentatore della prima proposta di legge per l’abolizione della schiavitù domestica.